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Biografando...
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In questa pagina troverete le biografie di grandi artisti, italiani e stranieri, che hanno lasciato un’impronta indelebile nel panorama musicale. Un diario pubblicato con vari pezzi di storia e di vita, di questi fantastici compositori, interpreti, musicisti, che hanno dedicato la loro vita, la loro arte, a quanti ascoltano e vivono per la musica. Aspettiamo di ricevere i vostri commenti, i vostri suggerimenti le vostre impressioni e anche un pezzetto della vostra vita. Perché no! Scriveteci Biografando con: |
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- Agricantus - Gino Paoli - Lucio Dalla - Roberto Vecchioni - Francesco De Gregori |
- Sergio Caputo | |||
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Biografia di Sergio Caputo
Dopo una serie di esperienze discografiche minori, nel 1983 esce il suo primo album "Un Sabato Italiano", da cui vengono tratti otto video a cura della trasmissione "Mister Fantasy". Questo album lo porta al successo ed è tutt'ora un classico. Sergio si distingue per il suo stile che affonda le radici nel jazz e spazia nei ritmi latini, ed un uso insolito e innovativo del linguaggio letterario, che a sua volta attinge dal quotidiano e dalle nevrosi metropolitane. Oggi i suoi testi vengono proposti agli studenti di varie università italiane e straniere come esempio di poesia contemporanea italiana. Seguono altri 11 album più varie compilation, in cui Sergio non smette mai di sperimentare nuove chiavi espressive, affermandosi e maturando come autore e performer, conquistando, generazione dopo generazione, un pubblico dai gusti musicali e poetici raffinati. Partecipa al Festival di Sanremo tre volte, e negli ultimi anni torna con decisione a sonorità jazzistiche e latine. I suoi brani più celebri, da Un sabato italiano a Spicchio di Luna, da Bimba se sapessi a Il Garibaldi innamorato e via dicendo, presenti in ben 15 album che si avvalgono della prestigiosa collaborazione di grandi artisti e altre firme del jazz/pop/rock internazionale, raccontano una vita quotidiana aromatizzata di sogno e paradosso tuttora presenti nella nostra memoria collettiva. Fra le sue collaborazioni eccellenti si annoverano nomi come Dizzy Gillespie, Lester Bowie, Tony Scott, Mel Collins (King Crimson), Tony Bowers (Simply Red), Enrico Rava, Roberto Gatto, Roberto Nannetti, Giulio Visibelli, Ettore Bonafe, Raffaello Pareti, Danilo Rea e molti altri. Nel 1999 si trasferisce con la famiglia in California, dove vive e lavora a contatto con le sue radici musicali. Nel 2004 Sergio presenta un album strumentale dal titolo "That Kind of Thing" nel quale esordisce come chitarrista "Smooth Jazz". Nello stesso anno Sergio ritorna in Italia per un tour di grande successo. Nel 2006 Sergio presenta la sua prima raccolta "unplugged" dal Titolo "A Tu x Tu. Sergio Caputo è, un autentico mito della musica swing, leggera e d’autore degli anni Ottanta. Compositore, musicista, interprete e ideatore di testi assolutamente unici nel loro genere che hanno contribuito a fare delle sue canzoni dei successi senza tempo! Discografia: UN SABATO ITALIANO - 1983 - CGD-WARNER Il primo leggendario album. Considerato un classico, contiene alcune fra le più famose canzoni scritte da Sergio Caputo. ITALIANI MAMBO -1984 - CGD-WARNER Swing e jazz latino. Ospiti Tony Scott al clarino e al sax e Roberto Gatto alla batteria. NO SMOKING - 1985 - CGD-WARNER Ancora un classico. Contiene "L'astronave che arriva", una ballad latin jazz famosa in tutta Europa. EFFETTI PERSONALI -1986 - CGD-WARNER Jazzy pop album. Ospite d'onore Dizzy Gillespie. NE APPROFITTO PER FARE UN PO' DI MUSICA - 1987- LIVE - CGD-WARNER Fino ad oggi l'unico album LIVE. Contiene molte canzoni famose riarrangiate a Big Band. STORIE DI WHISKY ANDATI -1988 - CGD-WARNER Lasciando il jazz per una fase diversa, questo e' un album pop. Arrangiato e prodotto dall'autore, contiene brani storici come "Non bevo più tequila". LONTANO CHE VAI -1989 CGD-WARNER Intimista, di ispirazione brit-pop. Ospite speciale il sassofonista Mel Collins (King Crimson). SOGNO EROTICO SBAGLIATO -1990 - UNIVERSAL Ancora un best seller. Pop con contaminazioni etniche. SWING & SODA -1990 - CGD-WARNER Compilation EGOMUSICOCEFALO -1993 - IDIOSYNCRASY MUSIC "One man band" album. Sergio Caputo suona tutto, eccetto basso e tromba. Ospite Enrico Rava. I LOVE JAZZ - 1996 - UNIVERSAL Con la maturità Sergio torna con decisione al jazz. Un classico che riporta l'autore nel suo pianeta di origine. Alla chitarra Roberto Nannetti. SERENADAS – 1998 - UNIVERSAL A tutt'oggi l'ultimo album "convenzionale". Un remake dei pezzi latini più famosi, più tre inediti, riarrangiati e risuonati in modo superbo. COCKTAIL - 1998 - CGD-WARNER Compilation A TU PER TU – 2002 - IDIOSYNCRASY MUSIC La prima raccolta Unplugged THAT KIND OF THING - 2004 - IDIOSYNCRASY MUSIC E' un album strumentale, genere "Smooth Jazz" (cioe' Jazz Liscio), uno stile molto popolare negli U.S.A. che annovera fra gli altri artisti come George Benson, Norman Brown e Kenny G. In questo album Sergio Caputo esordisce come strumentista, suonando le melodie - godibilissime anche per i non appassionati di jazz - con la chitarra. Atmosfere jazz dal sapore a volte latino. Radio Studio Centro CRS e altre fonti dalla Rete. |
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Biografia degli Agricantus
La loro musica è viscerale, mediterranea, elettronica, antica e moderna; è oltre ogni possibile descrizione, va ascoltata e amata. Non raccontata. Perché la voce di Rosie Wiederkeher è pronta a stregare il pubblico con le doti straordinarie della sua vocalità. Perché Tonj Acquaviva, voce e percussioni, e Mario Crispi, fiati arcaici ed elettronici, sono musicisti eccellenti e insieme a Rosie da vent’anni sono l’anima di un gruppo che ha fatto la storia della world music europea. Perché il cuore musicale degli Agricantus è stato ottimamente supportate da Paola Caridi alla batteria, Michele Frontino al basso e Massimo Garritano alle chitarre. Tra i successi vecchi e nuovi gli Agricantus ci conducono per mano nel loro viaggio tra le musiche del mondo. Si parte con Hala Hala, Gyantse, Talia. Poi è la volta di Istanbul, Ciavula e Habibi. Pachamama per ricordare « più spesso la nostra madre terra» ; poi è il momento della dolcezza con Carizzi e Nichi «dedicata ai nostri bambini, ai nostri piccoli» . Il viaggio continua con Ljuljuten e Sarvasattva. Presence, Jusu e susu, Comu ventu e Azalai sono altri brani da non perdere. Radio Studio Centro CRS e altre fonti dalla Rete. |
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Biografia di Gino Paoli
di Aldo Garzia (da www.ginopaoli.it) |
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Biografia di Lucio Dalla
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Lucio
Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943.
Comincia a suonare sin dalla
giovanissima età: quindicenne, passa dalla fisarmonica al clarinetto e -
trasferitosi a Roma - entra a far parte d'un complesso, la Second Roman
New Orleans Jazz Band.
Nel 1962 entra
come clarinettista nel gruppo dei Flippers composto da personaggi
destinati ad affermarsi nel mondo del giornalismo e dello spettacolo. Il
suo debutto nella canzone avviene nel 1964 grazie all’interessamento di
Gino Paoli che ha intenzione di fare di Dalla il primo cantante soul
italiano e lo indirizza verso questo genere. Gli anni dal 1965 al 1970
lo vedono impegnato su due fronti, quello della sperimentazione che
spesso entra in contatto con il movimento beat, e quello delle prime
composizioni musicali che si avvalgono dei testi di autori come Sergio
Bardotti, Gianfranco Baldazzi e Paola Pallottino. Nel 1970 il primo
successo come compositore: Gianni Morandi incide la sua “Occhi di
ragazza” e la porta in vetta alle classifiche di vendita. Il 1971 segna
l’inizio della sua irresistibile ascesa: al Festival di Sanremo presenta
“4/3/1943”, ribattezzata da tutto il pubblico “Gesù Bambino”. Seguono
“Piazza Grande”, “Il gigante e la bambina” e “Itaca”, tutti brani
destinati ad entrare nel suo immenso repertorio. Dal 1974 al 1977
collabora con il poeta bolognese Roberto Roversi. La testimonianza di
questo sodalizio è affidata a tre album “storici”: “Il giorno aveva
cinque teste”, “Anidride solforosa” e “Automobili”. Attorno a queste
opere nascono altrettanti spettacoli teatrali. Radio Studio Centro CRS (e da www.luciodalla.it) |
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Roberto Vecchioni
“…DI RABBIA E DI STELLE” l’ultimo lavoro di Roberto Vecchioni, ci rovescia addosso una tale dose di dolore e disillusione, da chiederci alla fine dell’ascolto se forse il problema non siamo noi, la nostra pochezza di sentimenti e gli occhiali rosa con cui forse vogliamo nasconderci la drammaticità dei tempi in cui viviamo. Ma quando un grande artista parla – ed era qualche anno che Vecchioni non scriveva più nuove canzoni – bisogna fermarsi e stare ad ascoltare. Forse ci sta suggerendo qualcosa per illuminare i nostri malesseri, o forse ci sta semplicemente mostrando la strada della sincerità. Non è soddisfatto del mondo e dell’Italia in cui viviamo Vecchioni, e questo lo fa arrabbiare. Non è questione di grillismo o di cattiva politica: è la volgarità e la banalità dei tempi, ingiustizie comprese, a suscitare le ire del nostro. E anche il modo con cui rispondiamo, noi adulti, noi che il pallino l’abbiamo in mano, alle domande dei nostri figli. Poi c’è l’amore… Vecchioni è maestro della canzone d’amore, da sempre. Ma stavolta le sue sono canzoni dell’amore in crisi, canzoni dell’aridità del cuore, di una aridità riconosciuta, ammessa senza vergogna, confessata. Canzoni dell’impotenza ad amare, dell’amarezza nel ritrovarsi vuoti. Canzoni del tempo che passa e che speravamo ci trovasse diversi. Più che un disco, un blues. Però fermi tutti: questo non vuol dire che “…DI RABBIA E DI STELLE” sia un disco triste, tedioso, da poeta in disarmo. Al contrario è un disco pieno di vita, di scatti, di inventiva e di invettiva, di romanticismi e di lame taglienti, di allegrie musicali, di filastrocche, di nonsense, perfino di parolacce (ma solo quando le parole sembrano anche quelle troppo “buoniste”). Insomma è un disco da grande ritorno, da Vecchioni in gran forma. E musicalmente perfino doppio, affidato com’è per metà alle cure musicali di Lucio Fabbri e per l’altra a quelle di Patrizio Fariselli. Meglio due chiavi di una, meglio due strade che una sola. Eppure c’è un unità finale di risultato che rende “… DI RABBIA E DI STELLE” uno dei più bei lavori di tutta la carriera di Roberto Vecchioni. Le canzoni: LA RAGAZZA COL FILO D’ARGENTO La vecchia, cara, antica metafora, la possibilità doppia, tripla, quadrupla di interpretare un testo, nella stessa onda dei migliori Dylan e De Gregori. E poi gran spolvero di folk rock alla Tom Petty, anche se solo il nostro sa inventarsi slogan musicali come: “Mandate via questo sole/sto fottutissimo sole”. NON LASCIARMI ANDARE VIA Primo pezzo da novanta. Della melodia del ritornello non vi sbarazzerete tanto facilmente: è una delle più belle e complesse che Vecchioni abbia mai scritto. Ha retrogusti tardo romantici, profumi tristi di melodramma, sottili spostamenti armonici battiateschi. E il testo è puro struggimento: “Ed improvvisamente hai dimenticato /com’era bello l’amore/e te ne vai in giro/come un vecchio cane sfiancato/che non sente più nessun odore”. Disillusione, disamore dell’amore. NEANCHE SE PIANGI IN CINESE Il vecchio leone non sbaglia un colpo: nel titolo c’è tutta la filosofia della canzone. Mandolini, country rock campagnolo, ironia corrosiva. Rivendicazione divertita della propria differenza maschile, sottolineatura forte della propria autonomia. Ma con una chiusa d’amore e di perdono. OH AMORE AMORE AMORE Vecchioniana al quadrato, secca ma melodica, avvolgente. Molto francese (“Oh, amore, amore amore/quante bugie abbiamo detto all’amore”), molto viscere messe sul tavolo: “Io non capivo, non sentivo, non leggevo/non vedevo mai, quello che avevi in cuore/ma cosa avevi in cuore?” COMICI SPAVENTATI GUERRIERI Sono i ragazzi di oggi, i nostri figli. Pieni di domande, pieni di casini, pieni di voglia di assaltare il cielo: “Hanno un bagaglio di speranze deluse/come onde che si infrangono sugli scogli”; ma che ricevono in cambio la meschinità di noi adulti: “Un mondo che avete storpiato/ingannato, tradito, massacrato”. Ed ecco l’alto là di Vecchioni: “Non azzardatevi a toccarli mai/non azzardatevi a giudicarli/tirate via le vostre sporche mani/non confondetevi coi loro sogni”. Lui padre, lui adulto, però si mette da un’altra parte: “I poeti non saranno anche nessuno/ma hanno il potere di sputtanarvi”. Energetica, ruvida, perfino un po’ manichea. Ma forse oggi servono anche canzoni in bianco e nero, senza mezzi toni. AMICO MIO Canzone notturna, griffata dal jazz di Fariselli (pianoforte) e Dalla Porta (contrabbasso). Canzone di amicizia virile e di tristezza, canzone dell’amico che se ne è andato, blues senza negritudine con insoliti archi forse di quaranta, cinquant’anni fa. Ma che dopo tanti sound ubriacanti sembrano nuovi, mai ascoltati prima. Una strofa smuove qualcosa dentro: “Amico mio/siamo qui accecati in un abbaglio/e ogni tanto si apre uno spiraglio/e in un canto di miseria grande/ci batte il cuore”. QUESTI FANTASMI Il capolavoro di Eduardo non c’entra niente. C’entra invece Guccini, e la sua “L’avvelenata”. Perché questa, senza tema di smentita, è l’avvelenata di Roberto Vecchioni, invettiva furente e divertita verso i fighetti d’ogni tempo e latitudine. Rockettara, spumeggiante di insulti in rima baciata, alternata e incrociata, regala allegria e belle risate. NON AMO PIƯ Solo chitarra acustica e voce: canzone di delusione di sé, sincera, intensa, commossa. Il cantautore si sente arido e stanco, e lo dice senza pudore: “Sarà questo rivedere la mia vita/come un grande inimitabile perduto amore/Sarà che mi sento stanco/di pensieri, di parole, di persone e anche di idee”. Chi vive con un briciolo di verità non può non riconoscersi, magari con la voglia di ricominciare tutto da capo. MOND LADER (Mondo ladro) Una specie di reggae-rock in milanese, il milanese dei figli di “terroni”, dei meticci come Vecchioni, Jannacci e praticamente di tutti noi che siamo cresciuti a Milano. Altra invettiva furente e un po’ buttata lì, come dal vetro di una portineria da dove un saggio portiere guarda il passaggio di troppi brutti ceffi e scuote sconsolato la testa. Ma in fondo ci ride anche un po’ su. TU, QUANTO TEMPO HAI? Entra di diritto nel novero dei capolavori vecchioniani: potente, commovente, emozionante. Un pendolo ritmico perfetto fra pianoforte, archi e batteria, un titolo emblematico della raggiunta, forse amara, maturità. “E tu, quanto tempo hai?/tu, quanto amore hai?” Si può restare indifferenti a domande così importanti, specie se dipanate lungo una melodia verdiano-napoletana così struggente? IL CIELO DI AUSTERLITZ Si vede che le stelle dicono “Guerra e pace” di Tolstoj. Perché questa splendida ballata ispirata al grande romanzo del maestro russo avrebbe potuto figurare alla perfezione nella colonna sonora del grande film televisivo che proprio quest’autunno invaderà gli schermi tv di tutta Europa. Vecchioni, avvolto dai sapori cajkovskiani di Fariselli, si mette nei panni del principe Andrei Bolskonskij, ferito e disilluso dalla guerra perduta contro Napoleone: “Come è lontano, Dio, lontano il cielo/da tutto quello che ho creduto vero”. Mestiere, intensità, letteratura, senso di Dio e dell’umana pietà: un Vecchioni superlativo, definitivo come un classico. IL VIOLINISTA SUL TETTO Ancora ironia e sberleffo, e grande perizia linguistica. Il modello è la canzone popolare e Vecchioni ci si immedesima alla grande. Dominano l’irriverenza e il divertimento, in un catalogo di invenzioni che mostra il grande mestiere di versificatore del nostro. Ed è forse anche il più spumeggiante degli splendidi arrangiamenti di Lucio Fabbri. La parte della madre, a sorpresa, è affidata a una divertita Teresa De Sio, che vi aggiunge un di più di irruenza e di allegra napoletanità. Praticamente un antidoto alla tristezza. LE ROSE BLU Della voce di Roberto Vecchioni, fin qui non abbiamo detto. Lo diciamo per questa ballata del dolore segreto, quasi una preghiera al destino affinché muti il suo sguardo su di noi. E’ qui che Vecchioni dà il meglio di sé, è qui che parla al cuore e alla pancia, avvolto solo dal soffio di un corno e da intensissimi archi. Lasciamo a chi ascolta di cogliere la voce segreta di questi versi tristi e appassionati, fra i più belli che Vecchioni abbia mai scritto. “…DI RABBIA E DI STELLE” un disco tutto da ascoltare! Radio Studio Centro CRS (e da www.vecchioni.it) |
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Biografia di Francesco De Gregori
Francesco De Gregori nasce a Roma il 4
aprile 1951, da Giorgio De Gregori, padovano, direttore della Biblioteca
Pontificia, e Rita Grechi, insegnante di lettere, venne chiamato in
questo modo per ricordare lo zio Francesco, partigiano, comandante delle
brigata Osoppo con il nome di battaglia Bolla, trucidato a
Porzus (Friuli) insieme ad altri partigiani.
Alla fine del 1971 De Gregori ottiene un
contratto discografico con l'etichetta IT. Come retribuzione per la
registrazione di uno special televisivo magiaro, De Gregori ottenne un
viaggio premio in Ungheria e propose il viaggio ad Antonello Venditti,
che lo accettò. Durante il viaggio i due decidono di
costituire un duo e realizzano l'album Theorius Campus,
pubblicato nel giugno del 1972, in cui De Gregori include una canzone,
La casa del pazzo, con la musica scritta da Lo Cascio, suo
collaboratore degli esordi e che inizialmente si esibiva con lo stesso
De Gregori.
Spinto dai meccanismi della promozione
musicale, De Gregori, partecipa al Disco per l'estate con la canzone
Alice: l'operazione dà i suoi frutti e permette al suo disco
d'esordio di avere un relativo successo. L'idea di partecipare a questo
festival volle essere anche una provocazione e derivò dalla tentazione
di proporre una canzone del genere accanto ad altre, più
tranquillizzanti. Alice non lo sa è invece il titolo del primo
album da solista che esce nel 1973. È un disco molto discusso dalla
critica per la sua vena ermetica e a tratti incomprensibile. Il De
Gregori di questo esordio appare come una presenza fragile
(rappresentata da una voce delicata e sognante) e al contempo partecipe
delle emozioni che lo coinvolgono. La voce flebile e insieme penetrante
intona parole sfuggenti ma al contempo evocative: la storia del XX
secolo sembra far da sfondo tanto alle canzoni che più espressamente
fanno ad essa riferimento, quanto alle canzoni di carattere più
esistenziale. De Gregori inizia, poi, ad utilizzare uno dei suoi
cliché più riusciti, il ritratto femminile. Un album molto
particolare, musicalmente leggero e insieme complesso, che però non
trova consenso tra il pubblico.
Il grande successo arrivò con Rimmel
del 1975, uno dei dischi più venduti del decennio, contenente uno dei
suoi ritratti più riusciti, l'omonima Rimmel, storia di un
addio freddo e distaccato, Pablo (scritta insieme a Lucio
Dalla), Quattro cani e Pezzi di vetro, e proseguì con
Bufalo Bill dell'anno seguente.
Durante la tournée del 1976, il 6 maggio
in una tappa al Palalido di Milano, alcuni ragazzi, appartenenti ai
collettivi politici studenteschi salirono sul palco ripetutamente,
interrompendo il concerto, per leggere al pubblico loro prese di
posizione rispetto agli eventi della lotta politica del periodo e
contestarono De Gregori per la contaminazione borghese, le
frequentazioni di alberghi lussuosi e soprattutto la strumentalizzazione
dei temi cari alla sinistra, per arricchirsi. De Gregori, dopo aver
cantato qualche canzone di malavoglia e sottotono, abbandonò il palco.
Dopo un nuovo tour alla fine dell'anno interruppe temporaneamente la sua
carriera per riprenderla nel 1978 con il riuscito De Gregori,
album contenente la famosa canzone Generale.
Dopo una pausa De Gregori ritornò nel
1982 con il fortunato album Titanic, a cui seguì il successo de
La donna cannone, Q Disc, dell'anno successivo.
Nel 1990, scompaginando le logiche
commerciali, De Gregori pubblicò contemporaneamente tre album dal vivo,
a cui ne seguì tre anni dopo un altro, Il bandito e il campione,
comprendente l'omonimo brano Il bandito e il campione, ennesimo
successo di pubblico scritto dal fratello.
Nel 2001 De Gregori pubblica Amore
nel pomeriggio in cui collaborano agli arrangiamenti artisti quali
Franco Battiato e Nicola Piovani. Il disco ottiene la Targa Tenco come
miglior opera dell'anno. Nel 2002 pubblica insieme a Giovanna Marini un
disco di canti popolari e sociali italiani, Il fischio del vapore,
ottenendo una inaspettata affermazione di vendite. Sempre nel 2002 è in
tour con Fiorella Mannoia, Pino Daniele e Ron. I quattro si esibiscono
nei più bei luoghi italiani, e da questa collaborazione nasce il CD live
In tour. Lo stile di Francesco De Gregori, simile a quello di Bob Dylan e Leonard Cohen, i suoi maggiori ispiratori, richiama sia le sonorità rock, sia quelle melodiche, sia la musica popolare e, dal punto di vista dei testi, presenta un ampio uso della metafora, spesso di non immediata interpretazione, con liriche di ispirazione intimista, letterario - poetica ed etico - politica in cui trovano spazio riferimenti all'attualità e alla storia, che lo hanno reso uno dei cantautori più importanti dell'attuale scena musicale italiana, insieme a Fabrizio De Andrè e all’altrettanto importante Francesco Guccini è considerato uno dei piu grandi cantautori italiani di tutti i tempi.
Radio Studio Centro CRS e altre fonti dalla Rete. Bibliografia di Francesco De Gregori: Michelangelo Romano, Paolo Giaccio, Francesco De Gregori. Intervista, Anteditore, Verona, 1976, poi incluso in Riccardo Piferi (a cura di), Francesco De Gregori: un mito, edizioni Lato Side, Roma, 1980; Alberto Stabile, Francesco De Gregori, Gammalibri Editore, Milano, 1987; Giorgio Lo Cascio, De Gregori, Franco Muzzio Editore, Padova, 1990; Antonio Piccolo, La storia siamo noi, Editore Bastogi, Milano, 2007. |